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LA STORIA

La Villa Vinci sorge sul versante occidentale del Girfalco, la spianata ricavata sulla sommità del colle Sàbulo, di fronte al Duomo.

La sua fabbrica è il risultato della trasformazione, verso la metà dell'Ottocento, di un convento dei Cappuccini costruito nel Cinquecento.

In precedenza sullo stesso sito sorgeva la rocca medievale (Girone), demolita nel 1446, al termine della dominazione di Alessandro Sforza, con il consenso di papa Eugenio IV, dal popolo infuriato per i soprusi dei vari signorotti che la usavano come presidio, e per i frequenti assedi che subiva la città proprio a causa di tale rocca quasi inespugnabile, che era simbolo e strumento di potere.

Unico superstite della Rocca è il leone (oggi posto a lato della Cattedrale), ritrovato nel 1835. Il cotogno su cui poggia la zampa è il fregio della stemma di Francesco Sforza.

Villa Vinci è una villa atipica, perché nel punto più alto di una città, perché col giardino dietro anziché di fronte, perché privilegiata, rispetto alle numerose ville rurali, in quanto si trova a due passi dai palazzi del potere, della religione e della cultura.

La facciata neoclassica funge da quinta di chiusura ad ovest del piazzale del Girfalco. E' stata realizzata dall'architetto fermano Giovan Battista Carducci verso la metà dell'Ottocento.

Quattro colonne, rivestite in mattone rosso come la facciata, sorreggono un terrazzo dal quale si sono affacciati Giuseppe Garibaldi (1849), Pio IX (1857), Umberto I (1863), Giosuè Carducci (1876), Felice Cavallotti (1894), Umberto II (1925). Ma il prestigio della villa è dato anche dai numerosi avvenimenti storici vissuti dal sito in cui essa sorge.

Nel Duecento qui era la rocca che ospitava gli Sforza durante la loro signoria su Fermo; qui nasce Galeazzo Sforza, poi quinto duca di Milano.

Nel 1446 il popolo, stanco dei tiranni, demolisce la rocca. Fu un antenato degli attuali proprietari, Buongiovanni Vinci, a guidare i fermani per scacciare dalla Rocca gli Sforza e a consegnare le chiavi della Città di Fermo al Cardinal Scarampi, legato di papa Eugenio IV.

Con lo Stato Pontificio arrivano anche i frati cappuccini che vi costruiscono il convento e la chiesa di San Lorenzo.

Nel 1810 i frati sono cacciati dal governo napoleonico che sopprime gli ordini religiosi e il convento è venduto ad asta pubblica. Lo acquista a prezzo stracciato il Conte Francesco Paccarone che lo adibisce a residenza gentilizia. Alcuni decenni più tardi l'architetto Carducci realizza l'attuale facciata in stile neoclassico e, sfruttando gli spazi della vecchia aula ecclesiale, anche un ampio androne a piano terreno nonché, al primo piano, un grandioso salone centrale, pezzo forte della villa, il cui soffitto è ornato da pitture decorative classicheggianti degli artisti fermani Nunzi, Morettini e Maranesi; finte colonne e lesene emergono dalle pareti piene di stucchi e fregi dorati.

La Villa assume l'aspetto definitivo e giunse poi al Conte Giovanni Battista Giammarini, figlio di una Paccaroni, che nel 1891 la vendette - per concordato con il suocero, stipulato in occasione delle proprie nozze con Maria Falconieri Gabrielli di Carpegna - al Conte Guglielmo Vinci, appartenente ad una antica famiglia fermana di tradizioni politiche e diplomatiche.

Dal 1914 il bene è sottoposto a vincolo delle Belle Arti.